L’Italia e il mondo interno alla vigilia dello sciopero globale dell’8 marzo

Pubblichiamo un piccolo contributo uscito alla vigilia dell’8 marzo su CADTM Belgio. http://www.cadtm.org/L-Italie-et-le-monde-a-la-veille-de-la-greve-du-8-mars

 A qualche giorno di distanza, ci sembra evidente che il movimento femminista continua a dimostrare la propria forza e vitalità. In 50 paesi in tutto il mondo, migliaia di donne hanno scioperato e manifestato dal lavoro produttivo, dal lavoro di cura, dai consumi.

In Italia, il movimento ha inondato le strade in 40 le città  e oggi rilancia la mobilitazione contro il DDl Pillon.

Alla vigilia del terzo sciopero globale delle donne contro ogni forma di violenza di genere , emerge la capacità del movimento femminista di rompere i confini, di proporre e stabilire alleanze trasversali con altre lotte.

Da est ad ovest, il movimento sta costruendo una controffensiva all’ondata reazionaria, conservatrice e razzista e alle politiche liberiste che accellerano i tagli alla spesa sociale, le privatizzazioni dei servizi essenziali, la precarizzazione e lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici.

Le organizzazioni politiche socialdemocratiche che hanno scelto di concertare con il capitalismo barattando qualche diritto politico per cedere sulla difesa dei diritti sociali, sono andate in frantumi con la crisi economica spianando la strada all’avanzata delle destre e delle destre estreme. Queste, portatrici di una visione del mondo xenofoba, elitaria, misogina, avanzano politiche che colpiscono in particolare donne e migranti e sono funzionali al liberismo.

Una regressione dei diritti delle donne a tutte le latitudini

Le proposte di leggi e la propaganda antiabortista, avanzate in molti paesi hanno come obiettivo quello di ridefinire e attaccare ancor di più l’autodeterminazione delle donne e rinforzare la fase neoliberista, che si valorizza attraverso l’espropriazione dei territori, delle risorse ma anche dei corpi (in primo luogo delle donne). Ogni aspetto della nostra vita, da quello lavorativo, a quello affettivo e riproduttivo è aggredito e soggetto a espropriazione e mercificazione.

Le donne sono di fatti tra i soggetti che subiscono i maggiori attacchi da queste politiche. Sono le più colpite dalla povertà; dalla dismissione del welfare, dai tagli ai programmi e ai servizi sociali che concernono il lavoro di cura. Questo è delegato al lavoro gratuito femminile e/o mercificato, sfruttando spesso il lavoro per lo più delle donne migranti, che ricevono salari che non permettono un livello dignitoso di vita.

La maggior parte dei lavori precari, non qualificati e part-time, è svolto dalle donne. Esse hanno maggiori difficoltà ad accedere all’assistenza sanitaria e all’istruzione1.

In merito alla disuguaglianza salariale, a livello globale, le donne guadagnano il 23% in meno degli uomini. Inoltre questi ultimi, possiedono il 50% in più della ricchezza detenuta dalle donne. In Europa, il divario retributivo é pari al 16,2 %2.

La tabella qui di seguito, riporta il divario retributivo di genere (differenza tra retribuzione oraria lorda media tra uomini e donne) nel 2016.

Fonte: https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Gender_pay_gap_statistics

Come mostra il secondo grafico, la forbice, in termini assoluti, risulta più elevata nel settore privato. Questo perchè nel settore pubblico, i contratti collettivi nazionali svolgono ancora una certa tutela.

 

Fonte: https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/images/8/85/UnadjustedGPG_Table3.PNG

Particolarmente critiche sono le condizioni di lavoro che riguardano le donne, soprattutto migranti, nel settore del lavoro domestico.

Uno studio dell’European Union Agency for Fundamental Rigths,, pubblicato nel giugno 2018 e basato sull’esperienza diretta di 51 donne intervistate dal 2013 al 2017, racconta di condizioni di lavoro spaventose e di una strutturale violazione dei diritti fondamentali in tutta Europa. Abusi e molestie subiti per timore di licenziamenti o di espulsioni. Orari di lavoro che raggiungono le 18 ore giornaliere e livelli di retribuzione inadeguati. Mancanza di pause giornaliere e periodi di riposo3.

Tra le cause c’è la questione del permesso di soggiorno legato al contratto, che apre le possibilità di ricatto per il datore di lavoro.

Povertà e disuguaglianze non dipendono dalla crisi ma sono il frutto di precise scelte politiche. Per questo motivo da ogni latitudine, il movimento femminista ha dichiarato guerra all’ordine mondiale, al saccheggio delle risorse e dello stato sociale.

il movimento femminista ha dichiarato guerra all’ordine mondiale, al saccheggio delle risorse e dello stato sociale.

Partendo da questi presupposti, da un attacco delineatosi a livello globale, il movimento femminista sta costruendo la resistenza e la controffensiva all’attuale modello di sviluppo. Lo ha fatto valorizzando le diverse esperienze e condizioni che lo attraversano.

Un movimento femminista globale

Con la consapevolezza che l’accesso a condizioni di vita degne non passa da una difesa formale dei diritti, ma dal ribaltamento dell’attuale modello di sviluppo, dalla redistribuzione delle ricchezze e dalla giustizia sociale.

Il movimento femminista, in Argentina, Brasile, Cile partendo dalla lotta contro la violenza sulle donne e il diritto all’aborto libero, sicuro e gratuito, hanno dichiarato guerra alle politiche economiche e repressive dei loro rispettivi governi.

Le donne curde stanno guidando il processo Rivoluzionario nel Rojava.

In Bangladesh, le lavoratrice del settore dell’abbigliamento sono state il motore trainante degli scioperi per ottenere condizioni di lavoro degne, un salario minimo, la sicurezza sul posto di lavoro. Le loro vittorie sono un importante precedente per il miglioramento delle condizioni di lavoro, nel settore dell’abbigliamento, in tutto il mondo4.

In Ungheria, le donne hanno giocato un ruolo di primo piano contro la slave law . Nel paese, il primo ministro Orban, in un clima di campagna elettorale permanente, si è distinto per le sue posizioni xenofobe, e contrarie all’aborto. Fautore nel 2010 dello strike act, volto a vanificare il diritto di sciopero, nel 2012 il primo ministro ha approvato la riforma del codice del lavoro. Al cuore della legge: flessibilità e promozione della contrattazione diretta per tutti i lavoratori e le lavoratrici. Nel dicembre del 2018 è stata approvata la slave law, che prevede la possibilità di aumentare da 250 a 400 le ore di straordinario annue e di pagarle dilazionate in tre anni5.

La Polonia è un altro esempio di paese dove le politiche nazionaliste e conservatrici si adeguano nella cornice neoliberale. Unico paese dell’UE ad aver accettato le SEZ (special economics zone), qui le donne hanno avuto un ruolo importante nelle lotte per il miglioramento delle condizioni di lavoro e sono state le protagoniste dello sciopero che nel 2016 ha costretto il governo polacco a ritirare la proposta di legge contro l’aborto6.

Stesso discorso per gli Stati Uniti, dove le donne sono l’opposizione più importante alla presidenza Trump e protagoniste del movimento occupy wall street e del vittorioso sciopero costruito dalle insegnanti7.

In Tunisia sono sempre le donne ad aver avuto il ruolo di primo piano nella rivoluzione del 2011, continuando ancora oggi, a avanzare l’una fianco all’altra, per trasformare la società. Negli stati Spagnoli, il movimento Ni una Menos rappresenta la spina nel fianco all’avanzata dell’estrema destra e lo scorso anno ha costruito lo sciopero delle donne più grande della storia a cui hanno aderito circa 5 milioni di persone.

L’Italia non fa eccezione. Il Movimento Non Una di Meno, nato in Italia nel 2016 ha messo al centro delle rivendicazioni il contrasto alle politiche avanzate dai governi, non da ultimo dall’attuale governo “giallo-verde” (governo movimento5 stelle-lega). É in prima linea nella lotta contro le leggi in materia di immigrazione, nel contrastare le ingerenze cattoliche nel mondo della formazione, nel contrastare il provvedimento del reddito di cittadinanza, misura tutt’altro che universale e prettamente familistica.

Il contesto italiano

Il divario retributivo di genere, cioè la differenza nella retribuzione oraria é pari al 5,3% nel 2016. Mentre il divario di guadagno complessivo é del 43,7% nel 20148.

In Italia, nel 2016, la percentuale di donne che svolgono un lavoro di cura è del 97% contro il 73% degli uomini (con una media europea del 72% delle donne contro il 68% degli uomini). Per quanto riguarda le attività domestiche, in Europa le donne sono il 79% a svolgere queste attività contro il 34% degli uomini, mentre in Italia, si registra l’81% delle donne contro il 20% degli uomini9.

Nel paese, l’alleanza tra la destra e gli ambienti reazionari del mondo cattolico, si è tradotta in proposte di legge e iniziative volte a colpire i diritti e l’autodeterminazione delle donne. Ma tentativi in questo senso erano stati fatti anche dai governi precendenti.

Ricordiamo per esempio, il piano per la fertilità, proposto dal ministro Lorenzin nel 2015, goffo tentativo di compiacere i conservatori cattolici che hanno trovato un valido alleato nell’attuale governo giallo-verde.

In questo stesso senso vanno pure letti i provvedimenti xenofobi in materia di immigrazione. Il decreto legge Salvini segna un importante passo indietro nella tutela dei diritti dei richiedenti asilo e mette in serio pericolo le donne migranti vittime di violenza.

Il prolungamento del congedo di maternità, contenuto in finanziaria, che prevede la “possibilità” di rimanere a lavoro fino al nono mese di gravidanza. Come se ci possa essere possibilità di scelta in un contesto in cui, le riforme del mercato del lavoro, da ultima, il jobs act (voluta dal precedente governo Renzi) hanno acuito la precarietà e smantellato ulteriormente diritti10.

Nonostante i numeri che concernono la violenza contro le donne, proseguono i definanziamenti e gli attacchi ai centri antiviolenza che da anni svolgono un lavoro fondamentale quotidiano per quanto riguarda il contrasto alla violenza. Il rapporto Istat, presentato nel 2018 in riferimento all’anno 2016, delinea una situazione drammatica. Su 109 omicidi di donne, tre su quattro è stato commesso in ambito familiare. Il 31,5% delle donne tra i 16 e i settanta anni ha subito violenza fisica o sessuale. Il 62,7% degli stupri è commesso dal partner ed ex partner. Circa il 10% ha subito aggressioni prima dei sedici anni11.

Nonostante emerga da queste statistiche che la violenza contro le donne sia un fenomeno strutturale e abbia un profilo familiare, pochi mesi dopo il suo insediamento, il governo, il primo giugno 2018, ha presentato il disegno di legge n. 735/S “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità”, meglio conosciuto come Decreto Pillon, dal nome del senatore primo firmatario, Pillon appartenente alle sfere della destra cattolica e reazionaria.

Il ddl Pillon rappresenta un grave arretramento dei diritti civili , in particolare per le donne e i bambini che sono vittime di violenza. La proposta introduce la mediazione obbligatoria, la sindrome parentale, il mantenimento diretto. Inoltre prevede un complesso meccanismo di accordo tra i genitori sulle spese, la suddivisione automatica del diritto di visita, sanzioni alle donne che denunciano una violanza quando questa non arriva a condanna, modifiche alla norma penale in merito alla violenza domestica. Il ddl Pillon è la riforma del diritto di famiglia che se approvata rappresenterebbe un arretramento di decenni perchè nei fatti nega le libertà individuali, limitando la possibilità di divorziare con l’obiettivo di difendere “l’unità familiare”, viola i diritti umani di donne e bambini nella misura in cui obbliga le donne che subiscono violenza alla mediazione e le minaccia in caso di denuncia12.

La mobilitazione dell’8 Marzo in Italia e nel mondo

Anche contro questo provvedimento che il movimento femminista italiano, Non una di Meno, si sta mobilitando. Bisogna anche dire che il movimento, in numerose città, ha bloccato o fatto ritirare le mozioni antiabortiste proposte nei consigli comunali dalla destra e dal movimento pro-life.

Sarà uno sciopero della produzione, ma anche della riproduzione, dei consumi, uno sciopero studentesco

L’8 marzo per la terza volta, il movimento femminista in Italia come in Argentina, Spagna, Belgio, Polonia, Turchia ecc. sarà nuovamente protagonista dello spazio pubblico. Sarà uno sciopero della produzione, ma anche della riproduzione, dei consumi, uno sciopero studentesco. Uno sciopero dalla produzione dunque ma anche dal lavoro di cura, dall’insieme delle relazioni sociali, delle costrizioni sociali e dagli stereotipi di genere. Questo sciopero vuole mettere in risalto il lavoro invisibile delle donne, a casa come al lavoro, rimettere in discussione i rapporti di forza delineati dal patriarcato e dal capitale e cominciare a disegnare un sistema di sviluppo basato sulla solidarietà, la giustizia sociale e la redistribuzione delle ricchezze.

1 Marie-Laure Coulmin Koutsaftis, International Day for Women’s Rights : Debt is not just a financial instrument, it is also a gendered tool, 15 March 2018, disponibile : http://www.cadtm.org/International-Day-for-Women-s

2 Winning Women Institute, Gap salariale : donne pagate meno, per l’Onu è il più grande furto della storia, 2017, disponibile su:http://winningwomeninstitute.org/news/gap-salariale-il-piu-grande-furto/

3European Union Agency for Fundamental Rigths, Out of sight : migrant women exploited in domestic work, giugno 2018, disponibile su : file :///D :/Download/fra-2018-migrant-women-labour-exploitation-domestic-work_en.pdf

4Clean Clothes Campaign, Demonstrations at Bangladeshi embassies demand respect for garment workers’ rights, published 28/01/19, disponibile su : https://cleanclothes.org/news/2019/01/28/demonstrations-at-bangladeshi-embassies-demand-respect-for-garment-workers2019-rights

5 Connessioni precarie, Reazione e rivolta. Dentro alla mutazione infinita dello stato presente delle cose, 14 Gennaio 2019, disponibile su :
https://www.connessioniprecarie.org/2019/01/14/reazione-e-rivolta-dentro-alla-mutazione-infinita-dello-stato-presente-delle-cose/

6Connessioni precarie, Polonia : zone di sfruttamento speciale, giugno 2013,http://www.connessioniprecarie.org/2013/06/06/polonia-zone-di-sfruttamento-speciale/

7Tithi Bhattacharya, Caring Enough to Strike : US Teachers’ Strikes in Perspective, January 14, 2019 http://www.rebelnews.ie/2019/01/14/american-teachers-striking-back/?fbclid=IwAR36JlcqbV5LcLoSSS67L9NXxZAsNkoqBBl24B5W8tZQN6d-x5ODasGClx4

8  European Union, Gender Pay Gap in Italy, 2018, disponibile su  https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/aid_development_cooperation_fundamental_rights/equalpayday_factsheets_2018_country_files_italy_en.pdf

La vita delle donne e degli uomini in Europa, Istat-Eurostat 2017, disponibile suhttps://www.istat.it/it/files/2017/10/WomenMenEurope-DigitalPublication-2017_it.pdfhttps://www.istat.it/it/files/2017/10/WomenMenEurope-DigitalPublication-2017_it.pdf

10 La vita delle donne e degli uomini in Europa, Istat-Eurostat 2017, disponibile https://www.istat.it/it/files/2017/10/WomenMenEurope-DigitalPublication-2017_it.pdfhttps://www.istat.it/it/files/2017/10/WomenMenEurope-DigitalPublication-2017_it.pdf

11 Non una di Meno, Maternità flessibile ? Noi scioperiamo !#8marzo, février 2019, disponibile su : https://nonunadimeno.wordpress.com/2019/02/21/maternita-flessibile-noi-scioperiamo-8marzo/

https://www.istat.it/it/files//2018/03/Violenza-di-genere_Prof.-G.-Alleva.pdf

12 Biaggioni E., Pirrone M., L’attuazione della Convenzione di Istanbul in Italia. Rapporto delle associazioni di donne, octobre 2018, disponibile su : https://www.direcontrolaviolenza.it/wp-content/uploads/2018/10/GREVIO.Report.Ital_.finale-1.pdf

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