Nasce Ja, la serigrafia migrante, ed è subito collaborazione con la sartoria Karalò

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Jà – Serigrafia Migrante è un progetto di accoglienza dal basso nato nel settembre 2016 dall’incontro tra i militanti del collettivo Occupazioni Precari Studenti e i richiedenti asilo residenti nel Centro di Accoglienza Straordinario di Ariccia, sotto commissariamento dopo le inchieste di Mafia Capitale.
Questa iniziativa nasce nei Castelli Romani, un territorio segnato dall’attivismo di diversi movimenti ambientalisti, antifascisti e internazionalisti, ma non immune alla demagogia xenofoba ormai ampiamente sdoganata dal dibattito politico nazionale: a Marino nel maggio 2015 un gruppo di residenti e di neofascisti assaltarono un centro che avrebbe dovuto ospitare 78 profughi, uno dei primi eventi di questo genere avvenuti in Italia, mentre le elezioni amministrative del 2015 e 2016 hanno visto le destre incentrare le loro campagne elettorali sul tema della sicurezza utilizzando una retorica razzista ed islamofoba, fortunatamente senza riscuotere grande successo.

Tutto ciò ha indotto gli antirazzisti a cercare di smontare le narrazioni tossiche veicolate dai media dando vita ad una serie di eventi pubblici di grande successo che hanno portato la popolazione nativa e migrante a conoscersi reciprocamente, abbattendo i muri di sospetto innalzati dalla retorica populista di alcuni politici locali dando invece voce a chi vive il sistema dell’accoglienza in prima persona in tutte le sue storture e i suoi aspetti alienanti.

Infatti la totale anarchia gestionale dei centri ha portato negli anni o alla soppressione dei programmi di formazione e ricerca di lavoro o alla loro impossibilità pratica, mentre i tempi biblici della procedura di riconoscimento della protezione internazionale costringono i richiedenti a vivere per anni in una sorta di limbo amministrativo fatto di esclusione ed alienazione. Proprio questa consapevolezza ha indotto i militanti e i residenti del centro ad affrontare le carenze di un sistema di accoglienza che mira esclusivamente a massimizzare i profitti delle cooperative ignorando le esigenze e i desideri dei richiedenti asilo e sfruttando oltre ogni limite gli operatori. Ci si è dunque resi conto della necessità di avviare un percorso di mutuo soccorso con cui le esperienze già presenti sul territorio (un collettivo politico e una serigrafia autogestita) intendono aiutare i nuovi abitanti dei Castelli ad avviare un percorso formativo e lavorativo che permetta la formazione di un reddito basato sull’autorganizzazione e il mutualismo.

Jà non è un’esperienza di integrazione bensì uno spazio dove diversi soggetti decidono di arricchirsi tramite l’incontro tra diverse culture e la cooperazione nella produzione. È una risposta dal basso, da parte di chi vuole un welfare universale, alle politiche razziste dello stato italiano e dell’Unione Europea e alle loro insufficienti politiche sociali. Jà è la risposta antirazzista e di classe a tutti coloro che, per interesse o per stupidità, vogliono addossare le cause della crisi economica e sociale in corso a un’inesistente “invasione” piuttosto che a decenni di politiche neoliberiste portatrici di guerre, sfruttamento e precarietà.

È proprio questo clima di cooperazione e mutuo soccorso che ha reso naturale l’interfacciarsi con altre esperienze di produzione alternativa alle grandi catene produttive e distributive. Prima fra tutte la collaborazione con Karalò, una sartoria migrante nata a Romadall’incontro tra alcuni richiedenti asilo che nei loro paesi avevano lavorato nel settore tessile e i militanti dello spazio di mutuo soccorso Communia a San Lorenzo.
Fondamentale è stata poi la connessione tra i due progetti e Fuorimercato, rete di produttori solidali basata sull’autogestione e la riappropriazione a cui partecipano diverse esperienze sparse per tutta la penisola. La rete prova ad organizzare, nonostante le differenze, contadini ribelli, migranti, ex operai della Fabbrica RiMaflow, gruppi d’acquisto e spazi sociali occupati, che hanno deciso di rifiutare il razzismo e di affrontare la crisi capitalistica e l’aggressività della Grande Distribuzione Organizzata (GDO), che sta ormai monopolizzando la distribuzione alimentare, con l’autorganizzazione, la solidarietà e la proposta di meccanismi di parziale fuoriuscita dalle logiche del mercato dei prodotti alimentari.

Il primo frutto di questa sinergia maturerà a Natale, quando Fuorimercato renderà disponibili in tutta Italia una serie di pacchi-regalo al cui interno ci saranno diversi prodotti dei nodi appartenenti alla rete, come la salsa Sfrutta Zero ed il Rimoncello. La “confezione” invece inaugurerà il marchio J&K: ogni pacco sarà all’interno della prima shopper “a sfruttamento zero”, cucita e stampata a mano dai sarti di Karalò e dai serigrafatori di Jà.

Le relazioni mutualistiche che stiamo cercando di instaurare funzionano se anche il progetto economico che ne è alla base funziona. Le buone intenzioni non bastano, come non basta la retorica dell’accoglienza. Vogliamo generare un processo che abbia come principi cardine l’autonomia, la riconquista della dignità, il riconoscimento tra sfruttati al di la della nazionalità e la costruzione di soggettività, non certo una sterile buona azione assistenzialista. Per noi la solidarietà è innanzitutto riconoscimento di classe, difesa dei pochi diritti che ci sono rimasti e conquista di nuovi per chi non ne ha mai avuti. Provare a costruire “economie di scala fuori mercato” è perciò fondamentale. Primo passo per dare forza e credibilità ai nostri progetti. Fuorimercato e la campagna dei pacchi-regali solidali rappresenta un importante tentativo in questo senso.

Per prenotare i pacchi andate sull’evento fb o sulla pagina dei Karalò. Si può anche telefonare al numero 3701255262.

 

 

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